Articoli

Fascino dell’autunno

E buongiorno a tutti i follower. Per noi donne: ho pensato di fare un giro tra le vetrine internazionali, per cercare di capire le ultime tendenze per il prossimo Autunno. Ho dato spazio alle tentenni, alle donne in carriera, per le quali il modo di presentarsi è un valore aggiunto che può fare la differenza. 

 Quindi, prendiamo atto che l’estate sta finendo…. un anno se ne va, innegabile, ma io voglio affascinarvi con tanta positiva bellezza ed eleganza. Finita finalmente l’era floreale, non se ne poteva più, quest’anno torna il plaid e lo scozzese. Cerchiamo di rottamare i “cento grammi”.  BASTA  

Attenzione particolare è richiesta agli accessori. Un bel paio di scarpe possono far rivivere un capo già usato. Questo criterio non vale al contrario. Un taglio di capelli perfetti, una manicure…. attireranno l’attenzione su di voi prima ancora dell’abito.

Un trucco sapiente, invisibile che illumini ed alleggerisca i nostri lineamenti, una qualunque profumeria potrà darvi suggerimenti. Prodotti facili da stendere, veloci e duraturi .

INOLTRE cerchiamo di vivacizzare la mente. Leggiamo, giriamo a visitare qualcosa di interessante, è certamente più appagante che seguire la D’Urso o la De Filippi. Ogni volta che guardiamo questa spazzatura ricordatevi che un libro si suicida.

un occhio alla moda, un occhio al portafoglio, ma soprattutto guardiamoci severamente allo specchio e vestiamoci per abbellirci, nascondere i nostri piccoli difetti . Le spettinature alle Meg Rayan lasciamoli a lei. Addosso a noi danno solo l’idea di sciattezza.

Ha finito la mia session, aspetto i vostri suggerimenti e le vostre idee su questo articolo.

buona settimana

Per chi ama il classico. Cambiando un accessorio si può benissimo usarlo sia per una colazione che per una cena di lavoro

Del perché sono nata già danneggiata

Io sono nata trasversale…… si, avete capito bene. Già goffa alla nascita, pare che mi sia intrigata ed avvoltolata come un piccolo coniglio nella rete. Indecisa su cosa dovesse uscire per primo, tra testa e lato b, ho preferito presentarmi di spalla sinistra. Acchiappata col forcipe, con relativa frattura del femore. Cosa questa che mi ha segnata per il resto della vita. Se si potesse fare un rewind, so esattamente come vorrei nascere: vorrei nascere “gatta morta”. Perché per lei tutto è più facile. Fin dall’età della ragione persegue un obiettivo: il matrimonio GIUSTO. E per arrivarci non si ferma davanti a nulla. È il suo investimento.

Se ci penso mi rivedo alle famose feste anni settanta: giradischi, aranciata, torta alla frutta, primo rossetto e mascara, simpatica e carina, spumeggiante direi e mai noioso…. a fare la pagliaccia per divertire tutti. Primi lenti e io? Retromarcia e via seduta. Al ballo della scopa ero io che rimanevo con la scopa in mano. Era arrivato il momento di farsi una domanda, e darsi la risposta. Ed è qui che ho  identificata la causa delle mie disgrazie: la mia migliore amica era una temibile “gatta morta”. Credo ogni donna, almeno una volta nella vita, incontri una “Gatta Morta” che le ruba l’uomo e passa nottate insonni a domandarsi dove ha sbagliato e soprattutto …perché proprio a lei? 

Urgeva uno studio approfondito sulla questione: gatta morta. Io da sempre vostra blogger, L’ ho fatto. Ed ecco qui il quadro completo. Il problema con la gatta morta è che, apparentemente, sembra inoffensiva, ma non è nemmeno divertente e seducente. Nasconde la sua natura poco virtuosa fingendo di essere irreprensibile. Intelligente, perché lo è, la gatta morta punta la sua preda e si documenta. Se decide che è quella giusta parte alla conquista. Non importa se fidanzato con la sua amica o sposato. Questi sono danni collaterali. La gatta morta lo vuole. Si identifica molto con le stronze, quindi ATTENZIONE. Come riconoscerle? Identikit della gatta morta ad una festa. Lei è quella tipa vestita con un semplice chemisier o col classico tubino nero. Tacco e gamba (una sola, l’altra la tiene sotto il sedere) inguainata in una calza nera, leggermente trasparente. Seduta tranquilla al tavolino con un bicchiere di prosecco che non beve, mentre tu ti affanni in giro cercando di fare la splendida, di affascinare un uomo con la tua “presunta eleganza alternativa”, sprizzando allegria, lei sta già catalogando. Perché la gatta morta sa esattamente cosa vuole. Divide subito i papabili dagli altri. Ma soprattutto sa cosa piace gli uomini. Attrae gli uomini perché conosce gli uomini…. sa cosa vogliono sentirsi dire, e cosa piace loro. Riesce a farlo sentire l’unico titolare di un uccello dopo che un’atomica ha distrutto il mondo. E l’uomo ci casca. Tranquilla e malleabile, in realtà è una adescatrice che, al contrario delle fighe di legno (quelle che non te la molleranno mai), è una grande zoccola. Non te la mollerà mai al primo appuntamento. Ma al secondo si, perché ha un animo da zoccola. E mentre tu ti confidi parlandole del tuo grande amore, lei ha già fatto partire il suo elaboratore dati. Se coincide con le sue aspettative, per voi è finita.  Alla cena per conquistarlo, vi troverete al momento del caffè sola. Mentre il tuo lui sta accompagnando a casa la tua “amica” gatta morta. Non avrai più notizie di entrambi, fino all’invito al loro matrimonio. Così è, non ti resta che prenderne atto. Ti rimangono i suoi scarti. 

Concludendo: perdiamole di vista. 

Storia di E.

Storia di E. 

C’era una volta, ma forse c’è ancora, una bambina nata prematura, parto in casa difficilissimo. Stava per morire, ma è arrivato il mago buono, gran luminare dell’epoca. Non aveva un cavallo, ma un taxi. La piccola è stata estratta dal suo nido sicuro, brutalmente, con un forcipe, che le ha procurato una frattura dolorosa e irreversibile alla spalla. Un piccolo handicap. Il braccio sinistro non è mai stato dritto. Cosa da poco, ma non per la fragile e sensibilissima bimba. Un po’ presa alla berlina per la sua andatura leggermente goffa, poco elegante, soprattutto a tavola, si era abituata a ridere con gli altri, accettando con pena, quasi a sentirsi in colpa, quelle risatine e quegli sguardi. A scuola poi peggio del peggio. Anziché incoraggiata, veniva facilmente derisa e sbeffeggiata per quei suoi gomiti in fuori. E lei, anziché reagire, si ritraeva ogni giorno di più. Non saprei dire se soffrisse, ma credo di sì, perché in lei si era ormai insinuato il verme dell’abbandono. Si sentiva rifiutata, poco amata. 

Un bel giorno, una fatina buona, percepì il suo disagio e le venne in aiuto. Non potendo agire fisicamente, l’aiutò interiormente, dandole il dono della lettura, quindi dell’autonomia. Le apri insomma un’altra porta per entrare nel mondo, quella dei libri. Vorrei poter dire che visse a lungo felice e contenta. In effetti seppe procurarsi una vita serena, ma una cosa le mancava, non sapeva rassegnarsi a vivere una vita senza un grande, grandissimo amore. Aveva bisogno di un qualcuno a cui appoggiarsi, che sapesse difenderla e appoggiarla quando le capitava di affacciarsi alla vita reale. Si sa, i sogni son desideri e se li vuoi veramente, qualche volte si realizzano. Così dopo tanto aspettare, incontrò anche lei il suo principe. Visse con lui più  di vent’anni, sentendosi finalmente completa. Una famiglia con la quale costruire il proprio futuro. Mattone dopo mattone……

Ho parlato prima di una fatina buona, ma non ho detto che aveva un piccolo difetto, le piaceva vantarsi delle sue magie con le sue colleghe. L’invidia è cosa brutta, sconosciuta alle persone buone. Quindi nemmeno si accorse di una sua “amica” con gli occhi cattivi, che ascoltava ogni sua parola. L’invidia si annida dove c’è cattiveria, e non fa stare in pace chi lo è, soprattutto se sa che in giro circola la serenità. Si alleò quindi con una strega cattiva, le chiese una pozione magica che fosse in grado di distruggere quella bambina insicura, ora donna, che aveva trovato il suo equilibrio, e…… “chiuditi serenità” la formula, in pochi mesi, sparpagliò al vento tutti i progetti della nostra protagonista. Che si ritrovò in ginocchio sulle rovine della sua vita. In ginocchio, non sotto, era riuscita nuovamente a salvarsi. 

Mi dicono che ora, grazie all’aiuto di specialisti, ma soprattutto di amici amorevoli, si stia rialzando. Con l’età e l’esperienza ha imparato a difendersi dalle persone insicure che cercano di ributtarla a terra. Ma lei adesso è di nuovo forte, perché ha un grande e unico amore, per il quale vale la pena di vivere: suo figlio. 

Fine 

PS morti di figa

dimenticavo un particolare importante. I maschietti giovani in cerca di sollazzi, in genere sul loro avatar hanno foto di loro stessi in auto. Cipiglio sicuro e occhiali da sole. L’auto lo sappiamo tutti di cosa è il prolungamento 🙃

Quelli più attempati hanno una loro foto in costume: in piscina, al mare, sotto cascatelle d’acqua….

Purtroppo questo della prova costume vale anche per le femminucce. Non solo giovani, anche attempatelle ….un disastro…ahahahahahah

I morti di figa

 

Oltre all’uccello c’è di più ?

È quello che vorrei chiedere ai morti di figa che ormai popolano i social. Su FB sui vari siti di carte: Burraco, Canasta ecc. ecc. ti ci puoi imbattere giornalmente. 

Da aspirante blogghista, ho voluto andare a fondo del fenomeno. Ho vissuto per mesi in prima persona gli stalking di uomini che, falliti nella vita reale e soprattutto privata, si sentono qualcuno solo nella finzione del virtuale. Gli approcci sono più o meno i soliti.  Prima domanda: di dove sei? per i più moderni, da dove digiti? che segue il complimento che hanno per default: bella foto, sei una donna intrigante, scusami sono finito per caso sul tuo profilo, ma mi hai incantato. Non sei una donna qualunque, come ti chiami? Io sono Antonio. E dopo poco ti sparano la foto dell’uccello. Alcuni si scusano, scusa scusa non mi è mai successo. È stato più forte di me, non sono proprio quel tipo d’uomo. Guarda cosa mi combini con uno sguardo. Vogliamo conoscerci meglio? Poi ci sono quelli che farebbero di tutto…. ti porterei a cena, ti farei passare una serata da regina ….. (già perché senza di te di solito la sera lavoro a maglia!!!).

Ok. Si può chiudere qui perché tanto il seguito è il solito. Il loro target è coinvolgerti con promesse. Fanno leva sulla solitudine, sulla speranza di un amore, su sogni ancora nei cassetti, che la maggior parte di noi donne ha. ATTENZIONE a non caderci. Qualcuno è abilissimo. Più difficile è la preda più eccitante il gioco. Nel peggio puoi avere la sfiga di incontrare il meglio, il più astuto, il più abile, il più paziente. Quelli che si trasformano a seconda della donna che devono accalappiare. Sei una romantica? E vai con inondazioni di fiori virtuali, buongiorno mattutino. Canzoni scelte “ad hoc”… Buonanotte dormi bene. In poche parole: ti scopano col cervello. Meglio mandarli a stendere subito altrimenti rischi di caderci nella trappola. Sei sola, mai uno straccio di complimento (che aiuta a vivere), una parola affettuosa. Ed eccolo il tuo salvatore. Tutto uccello (è ancora resta da constatare) e poco cervello. 

C’è da dire che, se esistono e sono in aumento i morti di figa alias segaioli on line, vuol dire che trovano una risposta femminile. Ahimè si. E qui il discorso si rovescia e torno a quanto detto sopra. Solitudine, voglia di tenerezza, sentirsi bella negli occhi di un uomo. Niente di più pericoloso. E i morti di figa ci marciano. Riflettiamo tutti su questo fenomeno. E mai dire: a me non può capitare. È più facile di quanto si pensi

Ciao a tutti e al prossimo incontro. Perché il web non è solo questo. Ma molto di più. Un mondo virtuale si, superficiale forse, ma navigando per la rotta giusta di può ottenere quasi tutto, ma soprattutto si può andare sempre più lontano. 

I promessi sposi

Sapevo che sarebbe successo, ed è accaduto. Mentivo sapendo di mentolo, quando dicevo in giro che l’esule era sì imbecille, ma entro un certo limite. Mercoledì scorso il limite è stato superato. Da vero signore qual è, con una ventosissima telefonata dalla polacchia, mi ha liquidata. Me ed i nostri trent’anni di matrimonio. Pare che il poraccio sia dovuto andare in pensione con conseguente sua richiesta riduzione miei  alimenti e, in contemporanea, richiesta di divorzio. Una telefonata tipo: compro due e pago una. Che gentleman…. ricordandomi la mia mancata promessa riguardo ai mutui (detto da lui, che di mancate promesse se ne intende….), l’esule polacco ha fatto leva sul senso di responsabilità, ricordandomi che deve garantire un futuro sicuro alla sua nuova famigliola (Innominata con proprio figlio annesso). La promessa sposa, ha lavorato molto bene. Ci ha messo tempo ma è riuscita ad ottenere quello cui tutte le “amanti” agognano. La legalità, che include reversibilità con annessi e connessi….. Garanzie andava farfugliando l’esule: “scusi ma lei si arrampica sugli specchi per professione o è la sua prima volta?” Bella risposta vero? Invece, sopraffatta dalla sorpresa ho taciuto. Sorpresa? Bé si un po’ lo sono. Ma non era la sovracitata Innominata che ti avrebbe amato anche se povero? Mio Dio, quindi la legge <due cuori ed una capanna> non funziona più neanche tra le giovani ed irreprensibili slave e/o polacche? Sono alquanto delusa. Pensavo che l’esule si fosse garantito una badante a vita, gratis et amore Dei. Non ci si può proprio fidare di nessuno. Per ora mi fermo qui. Top secret. È partita la grande controffensiva. Venite tutti qui, voi stimati professionisti che cercate di salvare il chiulo ed il portamonete alla gente perbene, più siete è meglio è.
Saluti amici, arrivederci,  fate il tifo per me. Grazie

La stanza dei sogni

La stanza dei sogni – Racconto di Vanna Gasparini

Non era mai successo davanti a Luca.

 

Era da tanto che non andavamo in vacanza, più per noia che per problemi economici, ma avevo ingoiato così tante delusioni che dovevo assolutamente riscattarmi con un’estate diversa.

Avevo fatto una sorpresa a mio marito e a mio figlio, prenotando una stanza da sogno a Viterbo, una città tanto bella quanto sconosciuta al turismo, che probabilmente paga la vicinanza con la Città Eterna preferita dai più. Invece la splendida città dei Papi, mi attraeva proprio per questo, mi sembrava di andare alla scoperta di un luogo solo nostro, senza doverlo condividere con uno stuolo di turisti in bermuda e canottiera. Da lì avremmo potuto raggiungere il mare e poi tornare la sera per passeggiare dentro le mura antiche, tra vicoli e palazzi medievali.

La città ci aveva accolto con modestia, nonostante la storia che racchiudeva senza vantarsi, con le luci ambrate dei lampioni che si riflettevano su antichi acciottolati, balconcini fioriti, portali di pietra scolpita, chiese antiche e piazze ricche e signorili.

Il tramonto aveva accompagnato il nostro camminare sbalordito, colorando di arancione le torri merlate.

Eravamo finalmente in pace con noi stessi, come se tutta la violenza che si celava, si fosse dimenticata di noi, almeno per quella sera.

L’avevamo trovato subito il nostro B&B in pieno centro, sulla cima di una scalinata e proprio accanto alla piazza centrale.

L’atmosfera che si respirava appena varcata la soglia, superava di gran lunga le fotografie che mi avevano convinto a prenotare la stanza. Dal portoncino d’ingresso saliva una scala stretta che conduceva ad una sala da the per la colazione del mattino. Alle pareti quadri moderni di gran gusto, tovaglie ricamate e piccoli contenitori di vetro e porcellana racchiudevano tisane speciali, dolcetti fatti in casa, marmellate e miele. Un piccolo soppalco portava ad una saletta di lettura. Orchidee e piante fiorite davano un tocco femminile e discreto. Il nostro appartamento aveva due camere e due bagni arredati con mobili di modernariato, letti a baldacchino, specchiere dorate. Un incanto! Mio figlio era felice, io mi sentivo felice.

Quella notte Giorgio mi lasciò in pace, così potei riposare e godermi un lusso che sapevo sarebbe durato troppo poco.

Il giorno successivo decidemmo di portare Luca al mare.

La strada era quasi deserta, il caldo ci faceva sudare.

Riuscimmo a trovare un parcheggio comodo sul lungomare di Tarquinia Lido, tutto sembrava scorrere liscio.

Iniziò come una discussione banale, io avrei voluto noleggiare una bicicletta per spostarci più agevolmente, lui non ne voleva sapere.

Alzai la voce quasi senza accorgermene:

  • Va bene, hai ragione tu, hai ragione tu!

Forse il tono leggermente alterato lo fece arrabbiare, ancora non so.

All’improvviso partì uno schiaffo, così senza apparente motivo.

A dir la verità, ogni occasione era buona per zittirmi con una sberla, un pugno sulle gambe o una minaccia per quello che sarebbe successo la notte, quando mi avrebbe presa senza un bacio, spingendomelo dentro con violenza e facendomi urlare dal dolore. Forse gli piaceva questo sentirsi forte ed onnipotente.

Ma mai davanti a nostro figlio.

Quel giorno lui camminava dietro di noi, era felice di essere al mare, canticchiava ed aspettava con ansia di poter fare il bagno. Poi vide quello che il padre aveva fatto alla mia faccia, un largo segno rosso ben assestato delle cinque dita. Si ammutolì e senza nemmeno piangere, continuò a camminare a testa china.

Camminammo tutti e tre in silenzio per un tempo che mi sembrò lunghissimo, un gelido silenzio nella calura estiva di un agosto di un anno fa.

Le storie di violenza domestica sono tutte uguali pur nella loro drammatica unicità, così avevo letto in un trattato che Marisa, un’amica d’infanzia, mi aveva lasciato nel soggiorno di casa. Lei si era accorta che qualcosa non funzionava nel mio matrimonio, troppo spesso avevo addotto scuse per non uscire con lei, aveva visto dei segni scuri sotto gli occhi che invano tentavo di mascherare con larghi occhiali da diva. Non ero un’attrice così brava, ma mi vergognavo. La reticenza nel raccontare un fallimento così devastante della mia vita e del matrimonio. A volte mi sembrava di vivere in un sogno, o meglio in un incubo. Cercavo di essere una brava moglie, di accondiscendere ad ogni desiderio di Giorgio, fingendo una serenità che da anni mi aveva abbandonata. Quando l’avevo sposato, eravamo innamorati e mi sembrava di essere felice. Poi era nato Luca e tutto si era trasformato. Sono certa che amasse quel figlio all’inizio poco desiderato, tuttavia avvertivo un sentimento strano per un padre, quasi rancore, come se la presenza di quell’esserino mi allontanasse da lui. Era geloso.

Ogni volta che lo attaccavo al seno, mi guardava di soppiatto poi spariva dalla stanza e si rifugiava nel suo studio. Quando Luca piangeva la notte, tratteneva a stento parole volgari e mi strillava di farlo smettere, come se fosse possibile spegnere il pianto di un neonato. Man mano che Luca cresceva, mio marito si trasformava in una belva silenziosa. Le prime parole di nostro figlio sono state accompagnate dai miei pianti in bagno, lacrime di frustrazione, di dolore, di rabbia. Da dove era uscita tutta quella violenza in un uomo che apparentemente sembrava fragile e taciturno?  Nostro figlio gattonava tra i giocattoli sparsi per terra e Giorgio, allucinato e fremente mi picchiava perché avevo dimenticato i pannolini sporchi nel bagno.

Luca iniziava l’asilo nido e mio marito mi strattonava per strada perché avevo lasciato la luce accesa.

Accompagnavo Luca alla festa di fine anno della scuola materna e Giorgio mi mollava un calcio perché il bambino si era sporcato con la terra del cortile. Tutto questo in assoluto silenzio, arrivava così all’improvviso SBEM e prima ancora di avvertire il dolore, sentivo il rumore del mio orgoglio mortificato.

Avevo cercato di parlargli ma quando non era impegnato ad usarmi violenza, sembrava il marito perfetto, tenero, premuroso, amorevole. Ero addirittura invidiata dalla altre mamme che vedevano in Giorgio il marito che tutte avrebbero desiderato.

E’ incredibile quanto poco si conoscano le persone e i loro drammi più intimi! In questo modo io ero totalmente isolata, nessuno mi avrebbe creduto … Tranne Marisa che un giorno mi chiese con delicatezza se fossi felice.

Non riuscii a mentirle così spudoratamente e cominciai a piangere in silenzio. Luca aveva appena iniziato le elementari e io continuavo a subire angherie e botte improvvise. Anzi, gli schiaffi e le percosse stavano aumentando sia per frequenza che per intensità. Tenevo un diario dove annotavo scrupolosamente ogni volta che mio marito impazziva, così per non dimenticare o per non sentirmi troppo sola. Marisa non poteva venire a trovarmi a casa perché mio marito non gradiva la sua presenza, ogni estraneo, uomo o donna che fosse, rappresentava per lui un pericolo. Così ci incontravamo in un bar del centro, qualche minuto di respiro per prenderci un caffè e raccontarci le poche cose che succedevano nella mia vita e i suoi meravigliosi viaggi in giro per il modo. Ah, quanto avrei voluto partire con lei! E con mio figlio naturalmente. Ero ancora una giovane donna e, anche se non curavo troppo il mio aspetto fisico, risultavo piacente. Non avevo il coraggio di farmi abbordare, di conoscere uomini anche solo per amicizia. Se Giorgio l’avesse scoperto …

Ci sono persone che si chiedono come mai noi, vittime di uomini bastardi, non denunciamo, non cerchiamo giustizia.

A dir il vero non lo so neanche io, o meglio non lo sapevo.

Sarà per la paura di non essere credute, di non essere indipendenti economicamente, per timore delle ripercussioni sui nostri figli o forse un insieme di tutte queste emozioni che ci fanno credere che prima o poi capirà, tornerà ad essere quello che era, ci amerà. O perché crediamo che questo sia l’amore che ci meritiamo, assoluto e violento. Col tempo, leggendo libri e parlando con la mia amica, sono arrivata alla conclusione che non si tratta di amore se fa soffrire. Quando un uomo ti schiaffeggia, si trasforma in un essere abbietto, senza dignità e come tale andrebbe trattato. So che sembra una banalità, ma per riuscire a formulare questi pensieri ho impiegato 8 anni e molte, moltissime botte.

Così oggi ho deciso che ne ho abbastanza.

Ho elaborato un piano, una forma di giustizia che sembra terribile ma efficace e che mi lascerà libera e senza rimorso.

Ho chiesto un prestito ai miei genitori dicendo loro che mi serviva una lavatrice nuova.

Tramite Marisa, ho contattato una signora, ho qualche dubbio sulla sua affidabilità, ma credo che mi dovrò fidare. So solo che si tratta di una mammana, quelle che praticavano aborti clandestini quando non ci si poteva rivolgere ad un servizio sanitario.

Non volevo che mio marito morisse, desideravo solo dare un senso alla mia vita e a quella del mio bambino.

Il piano che avevamo architettato era semplice nella sua brutalità. Giorgio si recava spesso a Milano per lavoro e conoscevo in quale albergo pernottava. La difficoltà maggiore era quella di somministrargli un generoso mix di Valium e Papaveretum che gli avrebbe procurato un sonno pesante. Non doveva sentire dolore e tantomeno accorgersi di ciò che gli stava succedendo. Doveva apparire un sonno normale, anche se profondo, come si sarebbe capito dai respiri lenti e corti.

Per non sporcare le lenzuola, avrei comprato una cerata grande, lì sopra sarebbe stato disteso supino, coi calzoni abbassati e le gambe allargate. Mentre la mammana preparava i pochi attrezzi, una molletta Ikea e un taglierino da bricolage, io avrei pregustato il momento in cui sarebbe diventato un inoffensivo eunuco.

Vanna Gasparini

Dalla raccolta ‘ Racconti in camera da letto’

Viaggi e avventure nel mondo www.viaggieavventuranelmondo.it

Mi piace da sempre viaggiare. Come farlo da sola? E qui arriva il tour leader per antonomasia. Viaggi e avventure nel mondo. Tanta paura, un pizzico di incoscienza e la mia vita è cambiata. Hanno una formula per viaggiare inimitabile, unica. I loro clienti non sono turisti, ma viaggiatori e fanno parte di una certa élite culturale. Costi, circa un terzo di un’agenzia, disagi moltissimi, serve un carattere spartano ed incline alla condivisione. L’unico neo, per quel che mi riguarda, è la loro estrema rigidità. Scelto il viaggio ed il coordinatore non puoi più interagire con loro. Si respira sempre un po’ di mistero, qualcosa di insoluto. Che mi emoziona molto. Lo consiglio ai single o coppie rodate nei viaggi difficoltosi e duri.
Dal 2014 un paio di viaggi importanti l’anno. Ed eccomi qui. Oggi, mercoledì 25 ottobre 2017, sono nella foresta amazzonica sotto una pioggia, amazzonica infatti. È il mio secondo viaggio importante del 2107. Marzo/aprile Giappone. Ottobre/novembre Ecuador e Galàpagos. Duro e difficile, ma assolutamente da fare. Magari con una quindicina di anni in meno. Si passa dai 3700mt ai 250mt. Il cuore, in certi momenti, diventa un peso, così come il fiato corto, ma tanto corto. E come sempre mi trovo a pensare: ok basta questo è l’ultimo. Mi fermo, torno indietro. Nooo aspettatemi, scivolo, cado, non ci vedo, ho fame, sono stanca…., nessuno mi ascolta, se perdo il gruppo perdo tutto. Aiuto!!!! Si può annegare di pioggia? Temo di sì. Ora vado. Prenderemo una barculla per raggiungere il nostro Lodge. Acqua sopra e sotto. I miei capelli….. diventano crespi……. 👷‍♀️🙇 A dopo

 

La redenzione (SNEET)


Dal 2012 ho cominciato un percorso in discesa. Un paio di anni dove, per mia scelta, sono riuscita ad attirare una feccia di uomini disperati come me. Ovvio, io avevo da offrire solo la disperazione del più grande fallimento della mia vita. Più di un anno con Eliana Monti 😱😱😱. Uomini tristi o in cerca di donne. Capisco l’errore e ne esco. Occhiata verso le mie amicizie, circondata da donne tristi, invidiose, capaci di uccidere per un paio di pantaloni. È quello che voglio? No, esco. Sbandata, nervosa anzi proprio incazzata……. Altra occhiata intorno. Ritaro la rotta e mi trasformo in una SNEET (single non in cerca di avventure, aspettative e/o flirt). Mi ci trovo bene ed inizio il secondo capitolo della mia vita. Come vivere bene “soli”.